Ringrazio tutti quelli che hanno commentato positivamente quanto ho scritto riguardo “IL LATO OSCURO DEI RISULTATI DI RICERCA” e relativa intervento che ho tenuto su Radio RAI FVG grazie all’invito di Orio Di Brazzano

Riassunto per chi si è perso la puntata precedente.

PREMESSA E PROBLEMA DEI PROBLEMI.

Filosofi e scienziati sanno i primi da uno o due millenni i secondi da centinaia di anni attraverso la ricerca della conoscenza certa, che NON C’È COSA PIÙ PERICOLOSA DI CREDERE (o far credere) CHE ESISTA UNA UNICA REALTÀ, e che la ricerca della conoscenza certa (notare che non viene usato il termine verità) si crea sempre attraverso il dialogo ed il confronto paritario. Questo modello, ritenuto il più valido, sincero e corretto approccio, è quando l’evoluzione culturale umana ci ha insegnato e fornito.

Nonostante ciò Google propone intorno all’UTENTE UNA E UNA SOLA RISPOSTA DI RICERCA PERSONALIZZATA per parola chiave, e relativo indice, privo di informazioni di come questo indice sia stato realizzato.

Questo genera 3 PROBLEMI gravi che hanno conseguenze importanti. Perché le informazioni che riceviamo è ciò che crea la cultura popolare.

PRIMO.
I criteri di risposta e indicizzazione (perché un risultato è primo, uno e secondo e via dicendo) non sono chiari e spiegati all’utente. Questo non è un criterio di cultura. Inoltre l’utente non ha modo sulla pagina di ricerca stessa di cambiare, interagire, dare indicazioni, opinioni (like, dislike, punteggio, commenti) sui risultati di risposta forniti da Google.

SECONDO.
Google fornisce risposte di ricerca personalizzate in base alla ricerche precedenti del utente. Utenti diversi possono avere “primi risultati” (secondi o terzi risultati e via dicendo) diversi in base alla loro storia di ricerca che google memorizza. QUESTO CREA UNA PERICOLOSA BOLLA DI REALTÀ intorno all’utente, che tenderà a fornirgli risultati di ricerca che andranno a rafforzare le proprie convinzioni piuttosto che a metterle in dubbio. Perché Google fa questo? Perché google mira al profitto, e quindi a dare risultati di risposta “gradevoli” agli utenti.

TERZO.
Questo è a mio avviso uno dei problemi maggiori. Google essendo una azienda privata che ha come obiettivo principale il PROFITTO, vende ad inserzionisti le prime posizioni di ricerca. I primi 3 o 4 risultati di ricerca prendono il 90% dei click. In una pagina di 10 risultati di ricerca, i risultati numero 5, 6, 7, 8, 9, 10, in media prendo l’1 virgola percento di click l’uno.
Il fatto che i primi risultati sulle parole competitive siano a pagamento NON È UN CRITERIO DI CULTURA, NÉ DI CONOSCENZA CERTA. Inoltre le inserzioni sono in tutto e per tutto simili agli altri risultati di ricerca, l’unica differenza è la scritta Annuncio d’avanti al risultato.

Questo approccio di Google ha riportato indietro di 20/30 anni ai tempi della fruizione culturale dei Media TELEVISIVI, nei quali solo chi poteva comprare spazi pubblicitari aveva possibilità di far emergere il proprio messaggio. Pertanto solo chi può spendere ha maggiore visibilità sui risultati di ricerca, chi non può spendere, scompare sempre più giù nell’indice della pagina di risposta, e non ha chance (o enormemente ridotte) di far diventare il proprio messaggio parte della cultura popolare.

Quindi IL NOCCIOLO GRAVE E IMPORTANTE E’ CHE l’intera impostazione di GOOGLE, data la sua posizione dominante nelle ricerche degli utenti internet, influisce, sulla costruzione culturale popolare, nostra e delle nuove generazioni.

AI PROBLEMI SI SOMMANO ALTRI PROBLEMI
I Mass Media Televisivi e i giornali quotidiani, avendo visti erosi i propri profitti pubblicitari, spostatisi a google, da anni battagliano per ottenere da google un ritorno. Non apro questa parentesi ora, tuttavia ho notato negli ultimi anni una maggiore presenza (a causa di varie dinamiche) nei risultati di ricerca delle notizie dei quotidiani.

SOLUZIONI AI PROBLEMI.
Personalmente ritengo che, attraverso accordi internazionali e/o attraverso la creazione di un ente internazionale, debbano essere le UNIVERSITÀ, espressione della cultura millenaria dell’uomo, e dell’approccio di trasparenza, e di revisione paritaria, a gestire le ricerche in rete.

SVILUPPANDO IL DISCORSO
Detto ciò, per chi come me, per i “cercatori” che usano google andando ben oltre la prima pagina di risposta, vorrei far notare che il problema non è risolvibile in quel modo ed è ben più vasto, quell’approccio non è sufficiente. Ad esempio non emerge il fatto che una indicizzazione solo verticale non è sufficiente, serve una indicizzazione orizzontale o reticolare che i criteri di indicizzazione siano trasparenti.

PER FARE ALCUNI ESEMPI
Le soluzioni in rete sono andate avanti e certe soluzioni le usate già quotidianamente ad esempio su Amazon, cioè avere delle categorizzazioni di ricerca. Su Amazon sono merceologiche, in una biblioteca o libreria sono per argomento.
Un utente di ricerca dovrebbe poter ricercare con uno o due click e avere le seguenti possibilità.
• Risultati solo dei blog.
• Risultati solo delle testate giornalistiche.
• Risultati per link o testi SOCIAL (delle pagine aperte all’indicizzazione).
• Risultati per backlink (link inseriti in rete dagli utenti).
• Risultati promozionali.
• Risultati quality raters, in google sono persone pagate per verificare e dare giudizi qualitativi sui siti, ma di loro non sappiano nulla, chi sono, quali competenze hanno? Ci sono revisioni paritarie di altri quality raters sullo stesso sito? E’ tutto oscuro.
• Risultati in base ai giudizi degli utenti, quindi rendere i risultati del motore di ricerca commentabili e votabili, con like e dislike, come su youtube ad esempio, ma anche come stelle e come commenti degli utenti in stile Amazon e/o TripAdvisor.
• Poter avere risultati solo su un range di siti che decido io
• Poter avere risultati solo su siti segnalati da persone che ritengo affidabili
• Poter avere risultati su fonti statistiche
• Risultati per categoria merceologica

La cultura NON DEVE essere gestita e lasciata in mano ad un soggetto privato che ha come scopo il profitto.

Esistono centri di ricerca Internazionali, gli uomini si sono messi negli ultimi decenni man mano d’accordo, attraverso discussioni e mediazioni su argomenti come economia, commercio, scienza, legge, difesa, sanità. Certo in certe epoche bisticciamo, ma organismi internazionali e accordi internazionali restano per aiutarci a cercare di collaborare.

Ritengo sia giunto il tempo perché venga istituito un organismo internazionale che si occupi delle ricerche in rete, coordinando il lavoro delle Università a riguardo, per fornire all’umanità un’alternativa alla posizione e impostazione dominante di google basata sul profitto.