La valutazione del rischio, e mi riferisco al CODIV-19, è sempre qualcosa di molto personale, e cambia da Nazione a Nazione.

Personalmente ritengo che la valutazione del rischio fatta dal Governo Italiano e dal Comitato Tecnico Scientifico sia stata “paternalista” e a dir poco e piena di contraddizioni.

Chiaro, chi fa sbaglia e chi non fa niente può solo criticare, applaudire o tacere.

E secondo molti quelli che non fanno dovrebbero solo tacere.

A mio avviso invece ritengo che l’esercizio della valutazione personale, attraverso la pubblicazione delle proprie opinioni, sia un elemento fondamentale della vita e crescita sociale, come dello sviluppo della Democrazia ed è davvero importante comprendere questo.

Pochi sanno che i novizi monaci tibetani devono sfidarsi in pubblica piazza in dibattiti filosofici per allenare la sia la propria capacità di pensiero che di controllo emozionale.

Molti reagiscono vedendo gli altri (le persone sui social, per estensione, la società) che dibatte su tutto come se in Italia fossimo tutti allenatori, tutti virologi tutti tuttologi.

Eppure il lento e lungo dibattere è fondamentale per la crescita sociale e sviluppo della democrazia.

Pochissimi si fermano a riflettere che anche l’educazione, sia famigliare che scolastica, è cambiata enormemente nei secoli. Da metodi educativi violenti e repressivi, a metodi sempre più fondati sull’esempio e spiegazione.

Uno dei più significativi esperimenti di pedagogia libertaria fu il collegio di Summerhill. Fondato nel 1921 da Alexander Neil, perché riteneva che infliggere punizioni corporali a bambini dai 6 anni in su non fosse un modello educativo accettabile. Così opponendosi con tutte le sue forze fondò probabilmente quella che ancora oggi viene considerata la scuola meno repressiva al mondo (https://it.wikipedia.org/wiki/Summerhill_School) (da notare che dobbiamo usare “non repressiva” per definirne il modello educativo).

In questa scuola, avevano momenti di dibattito settimanale, che educavano espressamente alla democrazia. E queste ore erano considerate come se fossero una materia scolastica come tutte le altre.

Avete mai visto questo nelle nostre scuole?
Viene fatto molto male e raramente nelle superiori con l’elezione di un rappresentante di classe ed uno di istituto.

E non c’è nulla a riguardo dello sviluppo del vivere democratico.

Nella scuola dell’obbligo NON abbiamo più filosofia che studia la parola e l’evoluzione del pensiero nei secoli.

Nella scuola dell’obbligo NON abbiamo nessuna lezione che insegni a gestire le proprie emozioni.

Nella scuola dell’obbligo NON abbiamo praticamente nessuna pratica di dibattere tanto che parlare in pubblico è considerata una delle maggiori paure nelle persone.

Nella scuola dell’obbligo NON abbiamo quasi nessuna educazione a praticare la Democrazia, tranne rarissimi momenti.

Pertanto ritengo che BASTONARE la società che tenta di confrontarsi e crescere, con i giudizi del tipo:
• in Italia siamo tutti allenatori della nazionale
• in Italia siamo tutti virologi
• in Italia siamo tutti tuttologi
è il riflesso di una educazione nella quale i genitori dicono ai propri figli “che sono degli incapaci” e che non devono nemmeno provarci a confrontarsi, perché NON compete loro.

La frase che va per la maggiore in sintesi è “se non sai stai zitto, non parlare” che negli ultimi tempi è diventata ulteriormente classista: “se non sei laureato in una data materia taci e ascolta i dotti”.

Abbiamo un allievo senza maestro, la società, senza educazione che cerca naturalmente, senza una guida, come avviene sempre nella storia di migliorarsi attraverso il confronto delle opinioni. E questo da coloro che non riescono a vedere dall’alto il cammino da fare, viene criticato come: “se non sai come si devono fare i passi taci e guarda, non ci provare nemmeno”.

Questo è un modello educativo che non condivido, perché continuo e continuerò a credere che:
• la spiegazione crea capacità valutativa, esecutiva e nuove soluzioni,
• mentre la repressione (anche paternalistica) crea soprattutto opposizione e resistenza.

E la storia è piena di come le varie società, appena hanno potuto, si sono liberate di chi le ha volute tenere imbrigliate in modo autoritario.

E nel momento in cui le società sono prive di guida educativa ripartono sempre dal confronto delle opinioni. E attraverso la correzione di una montagna di errori di valutazione lentamente correggono la traiettoria della propria civiltà. Molto lentamente.

Visto che la società, che ha tempi lunghissimi, oltre alla scuola dell’obbligo non ha più momenti di formazione, l’espressione del proprio pensiero e dibattito anche nei social a mio avviso è uno dei pochi momenti che restano di formazione e potenziale crescita sociale e ripeto, sviluppo della democrazia.

Voi conoscete altri modelli che attualmente funzionino?