L’istinto di sopravvivenza degli insetti che cosa è se non altro che pensiero?
Che cos’è il pensiero? La capacità di astrazione? La capacità di valutazione e scelta? Quando è nato e si è evoluto il pensiero?

Poco fa entro in salotto, vedo un ragno che sale sulla parete bianca e rossa, proprio sopra al divano bianco di finta pelle. Tra la finestra e il mio terzo quadro.
Un proverbio dice che  i ragni portano guadagno, tuttavia se si installano con le loro ragnatele sul soffitto quando mangiano sporcano le pareti e per terra sotto di loro.
Così vado in cucina per prendere un pezzo di carta per prendere il ragno. Mi avvicino a lui lentamente mentre stava salendo.
A questo punto quello che mi ha stupito è che il ragno si è fermato, e quando ho avvicinato la carta per prenderlo, ha spiccato un salto nel vuoto  sopra il divano ed è scappato dietro. Tra me è me ho pensato: ragnetto sei un mito.

Così mi sono chiesto, cos’è l’istinto di sopravvivenza?

Il ragno probabilmente ha visto una massa mooolto grande avvicinarsi, e poi un’altra massa bianca (la carta) avvicinarsi verso di lui. Probabilmente ha percepito la situazione come un pericolo, sta di fatto che si è fermato rispetto alla direzione che aveva preso, e che si è gettato nel vuoto invece di tornare lentamente dietro il divano lungo la parete.  Che cos’è l’istinto? Una valutazione sensoriale ha fatto percepire al ragno una situazione di pericolo. Già di per se la sensazione di pericolo può essere paragonato ad un pensiero, anzi ad un sentimento. Quella che noi con le nostre parole evolute chiamiamo allerta e paura. Il ragno ha fatto una valutazione, se ne poteva camminare su verso il soffitto, ma ha scelto di gettarsi nel vuoto per scappare da un probabile pericolo. Ne risulta ovvio che il ragno ha evoluto varie capacità come quella della valutazione di pericoli. Magari anche solo valutando il movimento di masse. Ha sicuramente anche sviluppato che un luogo chiuso e stretto può essere per lui un rifugio, un posto che gli potesse salvare la vita.

Non mi stupisce più di tanto apprendere che anche gli insetti “pensano”, fanno valutazioni e prendono decisioni, anche se non sono qui a filosofeggiare con noi, il processo di base di valutazione ambiente e decisione è palese. Per molti questo non è pensiero. Bhe provate a chiedere a dei programmatori e a degli ingegneri di robotica di creare un ragno che sappia sopravvivere in un ambiente ostile, sappia procurarsi il cibo, e sappia scansare masse, valutare rifugi (tralascio il problema della riproduzione). Come direbbe un biologo non siamo in grado di creare nella realtà nemmeno un ragnetto ma creiamo nel nostro cervello centinaia di divinità con super poteri, e allo stesso tempo siamo così ipocriti da affermare che né gli animali né gli insetti pensano ed abbiano sentimenti. Beata ignoranza, cosa non si fa per giustificare la propria posizione di vertice nella piramide alimentare.

Provate solo a pensare quante istruzioni ci possono stare in una microscopica chiavetta USB. 4, 8 o più Gigabytes, ormai le fanno più piccole di un unghia del mignolo, e le stanno miniaturizzando ancora di più. Ancora non siamo arrivati a miniaturizzare quanto la natura ha fatto a livello atomico nel DNA (anche se con le tecnologie dei computer pian piano ci stiamo avvicinando). Pensate che in una struttura così piccola ci sono centinaia di milioni di collegamenti e i DNA possono contenere miliardi e miliardi di informazioni. OK, il DNA come lo intendiamo noi non pensa, ma strutture molto più grandi e complesse come le cellule hanno già strutture di valutazione ambientale. Andando indietro cercando di scoprire la nascita del pensiero, sempre più ci avviciniamo alla nascita della vita.


Giusto 9 anni dopo questo post che avevo scritto leggo su Focus (articolo del 28 LUGLIO 2018)

Il cervello di Drosophila melanogaster è grande come un seme di papavero e composto di circa 100 mila neuroni, contro i 100 miliardi di quello umano. Tuttavia, è sorprendentemente complesso. Questi piccoli insetti si lanciano in elaborate danze di corteggiamento e rituali di grooming; possono apprendere e ricordare; sembrano sapere quali posti possono essere considerati sicuri e quali sono da temere.

Alcune strutture che presiedono a questi comportamenti, come quelle per riconoscere e ricordare gli odori, sono molto simili a quelle del cervello di altri animali, uomo incluso.

Mi domando quanti neuroni avrà avuto il cervello del ragnetto del mio racconto ;-).

Secondo un studio (articolo del 2011 apparso su National Geographic), 

alcuni ragni minuscoli hanno cervelli così grandi rispetto alle loro dimensioni che l’organo occupa anche le loro zampe.

Piccoli ma molto efficienti.

A tal riguardo ricordiamoci che tutti gli animali che vengono consumati attraverso l’industria alimentare, la cifra stimata è 70 miliardi l’anno, tutti hanno un cervello e tutti provano emozioni più o meno evolute, come la paura. Le urla delle mucche alle quali vengono tolti i vitelli appena nati raccontano siano tra le più strazianti che si possano udire. Ignorarle o non voler sapere non aiuta di certo alla comprensione del nostro operato su questo pianeta e come potremmo migliorarlo infliggendo meno sofferenze ed emozioni negative. Non sono un buonista utopico, se siamo arrivati a modificare l’ecosistema per essere noi al vertice evolutivo in questo momento del nostro pianeta è ovvio che lo abbiamo fatto sulla pelle di altre specie viventi. Visto che ci fregiamo di essere intelligenti o più intelligenti delle altre specie, mi domando se questo debba per forza prevedere da parte nostra lo sterminio di altre specie viventi e procurare loro atroci sofferenze? Io credo che possiamo fare delle scelte migliori, magari non faranno scomparire le mattanze e le sofferenze, però potrebbero ridurle numericamente in modo significativo. Come? Mangiando vegano più giorni possibile dell’anno. Non sono utopico non propongo il veganismo radicale. Tuttavia se consumassimo carne, pesce ed i loro derivati 1 volta sola alla settimana potremmo potremmo ridurre a 10 miliardi gli animali consumati annualmente, e questo ridurrebbe significativamente la quantità di CO2 e metano, prodotti dall’industria alimentare. Dal mio punto di vista sarebbe un primo importante passo di consapevolezza magari per passare ad un consumo ogni 2 settimane per arrivare a 5 miliardi di animali consumati contro i 70 miliardi attuali.