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Il 2 Gennaio il mio caro amico Massimo Varini scrisse su facebook della disavventura di aver avuto i ladri in casa.
E gli risposi più o meno questo che penso potrebbe essere utile anche ad altri.

Parecchi anni fa quando abitavamo vicino alla stazione dei treni di Gorizia, abbiamo avuto i ladri in 2 appartamenti. Quello dei miei genitori e quello dove stavo io di tanto in tanto o mio fratello. All’inizio mia madre non voleva stare in casa, o in camera da letto perchè c’erano stati degli estranei. Poi le ho ricordato che l’appartamento prima era una stanza d’albergo e che in quella stanza ci hanno dormito centinaia di persone e le è passata.

Ma al di là di questo io farei due considerazioni aggiuntive sul fatto delle carceri e del sistema difensivo accusatorio, preventivo, rieducativo, e sociale.

[Nota: questo era in relazione ai commenti e discussione che si era sviluppato sull’argomento.]

1° la legge deve tutelare in pari misura entrambi le parti. Ovviamente questo non è possibile è un’utopia, perché un povero ignorante si trova contro uno stato organizzato, e un ricco invece ha a disposizione le migliori menti legali per difenderlo (senza considerare che poi esiste il Berlusconi di turno che si fa le leggi per essere impunito).

2° Le leggi in Italia, sono troppe, mal scritte, scritte per essere aggirate, dai soliti noti, e sono completamente sballate le pene. E per questo sarebbe il caso di vedere le percentuali di tipologie di reati che ci sono in carcere, tanto per avere un quadro di chi ci sta e per quali motivi. Personalmente non trovo giusto che i drogati stiano in carcere e gli alcolizzati no. O fuori entrambi a curarsi in strutture idonee o dentro entrambi.

3° Il carcere come sistema sociale punitivo è un enorme fallimento a livello sociale. La punizione in se per se non è rieducativa. Molti studi lo hanno dimostrato. A mio avviso il carcere deve essere rieducativo nella maggior parte dei casi, e minimamente punitivo per una serie di casi.

La rieducazione deve passare a mio avviso attraverso una moltitudine di strumenti di lavoro o servizi sociali obbligatori, punteggi sul lavoro svolto (peggio viene svolto più giorni sono da rifare). E tutta una serie di studi da passare, dove se non si passano si ripetono e uno non esce finché non ha passato certi esami (schema a rieducazione forzata). Così quando uno esce sa almeno un paio di lavori, ed ha imparato a studiare. In questo modo le carceri potrebbero (come in Africa per certi ospedali) auto-sostenersi, senza gravare sullo stato. Anzi diventare anche produttivi.

Inoltre dopo scarcerati, creando strutture di lavoro che utilizzano i lavoratori del carcere, attraverso sistemi meritocratici di punteggio, quelli più bravi potrebbero velocemente essere inseriti nell’indotto che utilizza la forza lavoro carceraria. E le aziende che utilizzano i carcerati devono essere solo noprofit e cooperative.

E’ ovvio che non si possono recuperare tutti, ma lavorando sulla statistica è meglio un sistema rieducativo che ne rieduca molti che un sistema punitivo che non li rieduca affatto. La rieducazione deve avvenire attraverso la meritocrazia, il bastone e la carota, cioè se fai bene meriti, se fai male ripeti, non hai il dolce, hai un minore compenso eccetera in modo da responsabilizzare.

[Nota: anche questo che segue  era in relazione ai commenti e discussione che si era sviluppato sull’argomento.]

Per concludere, penso che la classe politica sia frutto del sistema educativo Italiano, siamo noi che li abbiamo messi là, una società fondata su: mors tua vita mea. Di questi problemi ne parlava Seneca, e ci sono testi dell’Italia di fine 800 che discutono delle stesse problematiche. O cambiamo la radice degli italiani, con un sistema educativo meritocratico di collaborazione di gruppo per sviluppare il senso sociale o le cose non cambiano e non cambieranno.