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Oggi su FB un amico segnala questo articolo dal titolo: L’Onu rivede i dati demografici. In 100 anni l’uomo rischia di estinguersi.

Il mio commento è stato:

…Ma che titolo del cavolo! E’ il tipico titolo catastrofista fatto per attirare lettori, in pratica è come “al lupo al lupo”. Statisticamente è un esercizio numerico abbastanza scarso, perché fare statistica demografica senza abbinarla alla statistica di produzione alimentare, energetica, e via dicendo è come pensare di guardare una foglia che si muove e cercare di capire come sarà il vento in tutta la regione. A mio avviso questi articoli hanno solo lo scopo di spaventare qualcuno oggi perché si occupi del problema demografico ora. Cosa di per se che può avere un suo senso compiuto.

A parte questo, se vai in dietro di 100 anni e vedi le previsioni che facevano rispetto a come sarebbe stato oggi non c’hanno azzeccato per niente. Un bell’esercizio a tal riguardo, cioè su fare e verificare le previsioni, viene fatto ogni anno da quelli del CICAP, che verificano le previsioni annuali di maghi, sensitivi e quant’altro, e poi si divertono loro stessi a fare previsioni. Solo che quelli del CICAP, al contrario di quasi tutti, a fine anno vanno a verificare le previsioni. In genere quelle dei maghi, sensitivi e quant’altro hanno un risultato inferiore al 30% di previsioni similmente azzeccate. Mentre quelli del CICAP hanno una percentuale superiore al 50%. Come fanno? Usano una sostanza rara: SALE GRANIS (sale in zucca). E questo relativamente al breve periodo cioè 1 Anno. Se poi aumentiamo nel medio termine 3 anni le percentuali sicuramente crollerebbero, se aumentassimo ancora, 5 o 10 anni, molto probabilmente vedremmo il grafico delle previsioni azzeccate precipitare. Figuriamoci fare previsioni a 100 anni!!! Per me queste previsioni statistiche, e questi articoli valgono quanto gli oroscopi. Tanto poi per effetto noto in psicologia, molti si ricorderanno solo le analogie e non le discordanze, e anche se le analogie saranno pochissime e le discordanze moltissime, diranno: hai visto che era come avevano predetto! Dho! Per questo servono i pignoli che si prendono il tempo di fare calcoli, statistiche fatte come si deve, anno dopo anno, e verificando man mano i dati, ma queste persone sono rare ed in genere non sono giornalisti.

Ed ho aggiunto ancora relativamente alla questione dell’estinzione dell’uomo:

In miliardi di anni la terra ha avuto varie condizioni e habitat più o meno ospitali alla vita. Comunque sia andata, possiamo vedere che quella che chiamiamo evoluzione, su cui sappiamo poco, ma sempre di più, ha prodotto l’intelligenza, e l’intelligenza sta modificando l’evoluzione.

O per dirla in altro modo, l’esistenza potrebbe aver prodotto la vita; forse si, forse no, forse sono contemporanei, non importa in questo momento perché sappiamo che la vita si evolve e si può estinguere. Più corretto sarebbe dire che muta in base all’ambiente per interazione cibernetica, o come direbbe Gregory Bateson l’evoluzione del cavallo non la si vede guardando il modificarsi del suo scheletro nel tempo, ma tra la relazione tra il cavallo e l’erba.

Questo mutare, con i dati che abbiamo ora, ci dimostrerebbe che evolutivamente parlando il carattere vincente è l’intelligenza, che a sua volta può essere anche visto come l’evolversi cibernetico della comunicazione, dal DNA in poi.

L’ intelligenza sta mutando l’evoluzione, cioè modificando la relazione con l’ambiente un quanto muta l’ambiente stesso con cui era in relazione, adattandolo ai propri fini e scopi. Pertanto modificando quella che era l’interazione descritta da Bateson Cavallo-Erba.

Guardando questi aspetti da un lasso di tempo più ampio, per così dire dall’alto, non vedo questa mutazione come qualcosa di catastrofico come fanno alcuni che intitolano articoli predicendo “l’estinzione dell’uomo tra 100 anni se…”, anzi vedo questa mutazione come indispensabile se ammettiamo un carattere evolutivo. Perché finché la vita, l’intelligenza, l’evoluzione, dipendono dall’interazione con l’ambiente, questo aspetto sarà sempre un punto di debolezza. L’ambiente che ci siamo costruiti è protetto da rischi. Le stesse case sono un emanazione di questa evoluzione.

Dato che l’evoluzione e sembrata fino ad un certo punto muoversi prevalentemente più su elementi reattivi, la pro-attività poteva essere la successiva evoluzione possibile in termini vincenti. Pertanto se ammettiamo che l’ambiente non è completamente contenuto nell’insieme evoluzione, vedo il passaggio evoluzione in quanto relazione tendente a modificare pro-attivamente l’ambiente più che reagire nell’ambiente stesso come un passaggio evolutivo stesso.