Seleziona una pagina

L’altro ieri ascoltavo Radio Capodistria, il programma L’Italia è fatta (a cura di Barbara Costamagna) e la trasmissione era sulla Storia della lingua italiana.

Alcuni dati e alcune frasi mi hanno davvero colpito, e qui di seguito riporto quando ricordo.

Fine 1700 – buona parte del 1800
Manzoni scriveva in italiano, ma quando girava per l’Italia, se voleva comunicare con altre persone colte parlava in Francese. L’italiano non esisteva ancora come lingua del popolo. L’italiano era la lingua, o meglio il volgare fiorentino, scelto da Dante, Petrarca, per la loro poesia.

“Durante il regno d’Italia i regnanti non volevano un popolo colto.

Aggiungo io che l’organizzazione scolastica, pubblica, e dei licei, è ancora merito di Napoleone.

Prima della Prima guerra mondiale.
Da alcuni studi fatti la popolazione che nella penisola italiana parlava la lingua italiana era meno del 3%, e intorno al 6 o 7%, massimo intorno al 10% era la popolazione che capiva la lingua italiana.

Tullio De Mauro stima nel 1963 (Aggiungo da Wikipedia).
Nella sua Storia linguistica dell’Italia unita (1963) Tullio De Mauro ha stimato che al momento dell’unificazione solo il 2,5% degli abitanti d’Italia potesse essere definito “italofono”.

(Nota per gli appassionati di NLP: molto interessanti i LEM (lateral eye movements) cioè i movimenti oculari della comunicazione non verbale di Tullio De Mauro).

Dopo la seconda guerra mondiale.
La popolazione che parlava la lingua italiana era intorno al 10%. L’italiano era una lingua che si studiava a scuola (un po’ come una lingua straniera) ma le popolazioni parlavano i loro dialetti e/o altre lingue.
La RAI, radio televisione italiana è stata la grande educatrice, in prima persona Mike Bongiono (con il suo linguaggio semplice, semplificato al massimo per essere comprensbile al più vasto pubblico).

1955 troupe della RAI in meridione.
Intervistano popolazioni locali che guardano la televisione, (unico canale la RAI), e chiedono alla popolazione, che lingua parlano quelli nel televisore, le risposte sono: SPAGNOLO!! Ancora nel 1955 l’italiano era questo sconosciuto. Circa la metà della popolazione negli anni 50 non aveva la licenza elementare. Il 64% della popolazione parlava e capiva solo uno dei dialetti, (e non l’italiano).

1990, il 90% della popolazione parla italiano.
L’Italia è fatta, la scolarizzazione ha fatto il suo corso, la scuola dell’obbligo arriva fino alla terza media e la maggioranza delle nuove generazioni prendono la licenza superiore.

In pratica ho ascoltato la CRONISTORIA DELL’INVENZIONE DI UNA LINGUA NAZIONALE E UNA NAZIONE.
Qui puoi ascoltare la registrazione di un vecchio podcast della trasmissione L’Italia è Fatta.

E d’ora in poi, quando faccio notare alcune cose come l’inutilità del “QU” nella lingua italiana, evitate la scusa della tradizione della lingua italiana, perché ha soltanto da 3 a 4 generazioni, meno di 70 anni come lingua del popolo, e presenta ancora un sacco di storture linguistiche mai corrette, raddrizzate, migliorate o tolte.

ITALIANI, il paradosso è che SIAMO UN POPOLO SENZA STORIA RECENTE. Perché abbiamo perso la guerra, la storia contemporanea, il 900 a scuola non lo insegna praticamente nessuno. Ci hanno martellato alle elementari, medie, superiori con la storia dei Romani, perché era meglio non farci sapere. Dovevamo crescere come popolo inconsapevole, perché per chi ci governa realmente è meglio che noi NON sappiamo come stanno realmente le cose.