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Il Nigeria è grande 3 volte l’Italia, ha una popolazione di quasi 2 volte e mezzo l’Italia.

Oggi leggo sul blog di Beppe Grillo:

Sono un giornalista italiano (indipendente e con base in Argentina…) e sarei dovuto partire per la Nigeria Mercoledi. Per la prima volta in 10 anni mi hanno negato il visto d’entrata adducendo la seguente ragione:

“Stiamo adottando una politica di ostruzionismo verso gli italiani, come risposta alle politiche di immigrazione del governo italiano”.

Le conseguenze del razzismo nel nostro paese iniziano ad essere tangibili. FACCIAMO QUALCOSA! Mi vergogno d’essere italiano, cacciamo lo psiconano ed i suoi mastini.

Marco Vernaschi

Idealisticamente da italiano e da cittadino del mondo voglio essere libero di aver la possibilità di potermi muovere ovunque sulla madre terra. E queste politiche da umanamente piccini come direbbe Furio Corona, politiche di chiusura, protezione e sfruttamente dello straniero considerato “povero”, come dice Ans Sachs in Ars Amandi, ricevo in risposta altrettante barriere. Barriere che impediscono a italiani come me di potersi muovere liberamente nel mondo, per l’ignoranza di pochi che con la loro ipocrisia e razzismo e disumanità vanno contro ai naturali e inalienabili diritti di ogni uomo di questo pianeta terra!

Io sono ateo, ma invito i cristiani italiani a recuperare le parole del loro messia (grande filosofo dell’amore), così piene di amore verso il prossimo a cacciare dal loro governo questi avidi sacerdoti del denaro, della truffa, della malavita, dell’illegalità, che con il loro esempio insegnano ai vostri figli un Italia priva di valori umani e ricca di controvalori materiali e immorali!

Per gli smemorati o distratti riporto qui tratta da wikipedia c’è la parabola del buon Samaritano:

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La parabola [modifica]

Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ lo stesso» (10,25-37)

Contesto [modifica]

Il racconto comincia quando un dottore della legge domanda a Gesù che cosa è necessario per ottenere la vita eterna, con lo scopo di metterlo in difficoltà. Gesù, in risposta, chiede al dottore cosa dica la legge di Mosè a tale proposito. Quando il dottore cita la Bibbia, e precisamente: “amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze” (Deuteronomio 6,5) e la legge parallela “amerai il tuo prossimo come te stesso” (Levitico 19,18), Gesù dice che ha risposto correttamente e lo invita a comportarsi di conseguenza.

A questo punto il dottore chiede a Gesù di spiegargli chi è il suo prossimo. Gesù gli risponde con la parabola.

Al termine della parabola Gesù chiede al dottore della legge chi dei tre sia stato prossimo dell’uomo derubato. Il dottore non risponde direttamente “il samaritano” ma indirettamente “chi ha avuto compassione di lui”. Gesù conclude: “Va’ e anche tu fa’ lo stesso”.

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