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Leggo oggi, con qualche giorno di ritardo un articolo sul Hardware Upgrade ititolato “Il Washington Post limita l’uso dei social network ai propri giornalisti

La notizia è di quelle che inizialmente fanno gridare allo scandalo: il Washington Post, tramite una circolare, ha dato precise indicazioni ai propri giornalisti di evitare l’uso del social network al fine di mettere in mostra, letteralmente, i fatti propri. Una direttiva aziendale, quindi, che renderebbe “meno uguali” di altri i giornalisti del Washington Post, non più liberi di esprimere alcune sacrosante libertà personali di espressione, a meno di non cambiare lavoro o testata.

A mio avviso anche questa è una forma di censura. Come direbbe Furio Corona quelli del Washington Post sono piccini e fanno questioni da piccini per piccini. La saggezza insegna a prendere quanto c’è di buono in ogni cosa articoli compresi, distinguendo quello che non serve da ciò può essere utile. Nascondere la polvere sotto al tappeto mostra soltanto tutta la debolezza del Washington Post ed eventualmente della selezione dei giornalisti. Personalmente se fossi un giornalista di Washington Post, li manderei a quel paese. Da come si comporta il giornale risulta evidente che tratta i propri giornalisti come “dipendenti”, che a mio avviso è una parola dispreggiativa. Se uno lavora per un altro piuttosto è un “prestante” invece che un “dipendente” perchè presta sotto compensa il suo tempo e la sua conoscenza. Se questo fosse un po’ più chiaro al Washington Post avrebbero più rispetto per il propri collaboratori.