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Se la parola Guru volesse dire Papa, o Parroco, la useremmo ancora?

Ad esempio, se invece di dire “Guru dell’informatica”, (o del “nuovo internet marketing” o della finanza), dicessimo “è un Papa dell’informatica, o un parroco dell’informatica”, lo useremmo? Certo che no. Eppure il Garzanti riporta che il Guru in India, è il maestro spirituale o il capo religioso.

In pratica l’equivalente del Papa in Italia, o più in piccolo, com’era alcune generazioni fa, il parroco di un paese.
Appare chiaro che oggi le persone più istruite non associano il Papa o il Parroco come sinonimi di super-esperti.

Allora perché la parola Guru viene usata, furbescamente da alcuni, per definirsi o definire altri come super-esperti in un certo ambito?

Io credo che spesso cadiamo nell’illusione, quando non conosciamo il significato originario di una parola, come nel caso di Guru, che questa per qualche motivo abbia un valore maggiore o diverso di altre. E certi sfruttano a proprio o altrui vantaggio, questo potere seduttivo delle parole sconosciute, (insomma è una supercàzzola).

Perché nell’immaginazione collettiva in occidende, i super-esperti non sono certo i maestri spirituali, piuttosto gli scienziati, i ricercatori scientifici, e spesso ahi noi in Italia (o iTaglia) i professori universitari (ahi noi riferito a quelli che sono professori non per meritocrazia ma per nepotismo o baronismo).

Ok, qualcuno potrebbe obiettare che le lingue sono vive e i significati cambiano nel tempo. In tal caso allora Guru recupererebbe il suo significato antico. Perché Guru in sanscrito, che per l’hindi (la lingua più diffusa in India) è l’equivalente del latino o greco per l’Italiano, significava: maestro, insegnante degno di grande rispetto. In questo caso Guru potrebbe starci.

A questo punto mi pongo 3 domande a cui di seguito provo a rispondere:

1. Come è avvenuto il salto di significato della parola Guru, da Maestro a capo religioso?

2. Perché in occidente non associamo alla parola che identifica un capo religioso un valore elevato?

3. Perché al posto di Guru non usiamo Papa, o Parroco?

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1. Come è avvenuto il salto di significato della parola Guru, da Maestro a capo religioso?

Questo a mio avviso è un caso classico, legato alla manipolazione del potere, che viene fatta in modo quasi sistematico dall’uomo, in varie epoche e zone geografiche del pianeta. Insomma attraverso questa esperienza possiamo fare un piccolo viaggio nell’archeologia linguistica, cioè nell’etimo.

Troviamo un importante indizio, del salto di significato, nella parola Dharma, che in sanscrito significa “ordine naturale, legge, osservanza, religione”.  Possiamo notare in questa estensione di significati la manipolazione di potere, che avviene quando un capo carismatico usava il proprio potere, in genere di tipo educativo sociale violento, per far sottostare agli altri leggi, fatte passare per divine, religiose e quindi naturali; ma che di naturale non avevano assolutamente nulla.

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2. Perché in occidente non associamo alla parola che identifica un capo religioso un valore elevato?

Il motivo non è uno, ma una concomitanza di motivi storico linguistici sociali. Tuttavia possiamo individuare nel significato della parola “Verità”, un grande indizio. Nella “Storia della Logica” di Piergiorgio Odifreddi, ci racconta che per i Greci e per gli Anglosassoni, Verità significava togliere il velo, quindi scoprire, andare oltre all’apparenza. Invece per i latini la Verità era qualcosa di imposto per Legge.
La differenza è abissale.

Un secondo indizio lo troviamo nell’etimo di “Vero”, nel quale scopriamo che per certe popolazioni “Vero” vuol dire “scegliere”, per altre “credere”. Di nuovo, la distinzione è abissale. Perché la scelta implica speculazione, soppesare gli elementi, mentre per credere basta avere fede.

Tant’è che anche il vecchio Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani  (etimo.it) riporta come significato ultimo di Vero: Degno di fede, non mentito.

Questo implica che per la lingua e cultura italiana, “Vero” era, o ancora è, qualcosa di creduto (degno di fede) e pertanto non “scelto”, (quindi pesato e soppesato, attraverso speculazione e ricerca delle prove).

Un’altro indizio e aneddoto storico. Ricordo che fin non molto tempo fa nei tribunali si giurava di dire il vero sulla bibbia.
Cosa poi tolta, non grazie alla cultura cattolica-cristiana, ma grazie ai movimenti di atei a agnostici italiani che ne evidenziarono, nelle sedi legislative adeguate, l’assurdità. Oggi ci appare ovvio che per un shintoista, buddista, mussulmano, o ateo, non ha nessun senso dichiarare di dire il vero sulla bibbia, ma fino a non molti anni fa non era così.

Notiamo che storicamente per l’occidente “il Vero” era qualcosa di Creduto degno di fede, e in definitiva spesso scritto nella bibbia. Questo avvenne storicamente, perché gli uomini usarono il potere religioso per gestire, controllare, dominare il potere temporale.
E per i Cristiani fu così per più di un millennio, ancora nell’800 possiamo trovare ad esempio negli Stati Uniti,  molte leggi derivate dagli insegnamenti bibblici. Proprio com’è ancora oggi per molti paesi mussulmani, nei quali molte leggi derivano dagli insegnamenti del Corano.

In occidente tuttavia, i progressi della matematica da una parte, e la differenziazione linguistica dall’altra, delle lingue germaniche, sassoni -> AngloSassoni, hanno diffuso l’antidoto al significato di “Vero”, portato dal dominio geografico millenario del Sacro Romano Impero, e quindi del significato latino di “Vero”.

L’evoluzione della civiltà moderna è avvenuta proprio grazie alla continua ricerca della Verità intesa come scelta e non come fede.

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3. Ecco perché al posto di Guru non usiamo Papa, o Parroco.

Perché in occidente i capi religiosi hanno perso sempre più credibilità nel tempo. Perché gli insegnamenti bibblici passati per Veri, per legge, troppo spesso, sottoposti alla lente dalla ragione e della ricerca scientifica si sono rivelati falsi.
Cito solo, alcuni esempi storici che hanno fatto perdere di credibilità agli insegnamenti biblici. Esempi considerati oggi ovvi, ma che per conquistarne l’ovvietà uomini saggi come Galileo Galilei hanno dovuto mettere a rischio la propria vita.
• Il primo e celeberrimo esempio è: “la terra non è al centro dell’universo”; al contrario di quanto affermava la Chiesa.
• Il secondo altrettanto famoso è relativo alla teoria evoluzionistica di Darwin che confutò la Genesi descritta nella Bibbia.
Gli scienziati con il loro duro lavoro e rigore di ricerca si sono guadagnati nel tempo il rispetto sociale.

Per questo motivo non ci viene da usare le parole Papa o Parroco per definire un “Super-Esperto”, anzi come associazione ci suonano  assolutamente ridicole.

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E per lo stesso motivo io mi sento di consigliare di evitare l’uso a sproposito della parola Guru.

Come anche della parola “Vero, Verità, Ovvero”.

Quante volte ognuno di noi ha usato queste parole senza pensarci, con leggerezza. Come abbiamo visto oggi, Vero è una parola ricca di storia, di lotte di potere e di ricerca della conoscenza.

Alla fine dell’800 gli scienziati dichiararono che ormai l’uomo aveva scoperto tutte le “verità scientifiche”. Poi arrivò un uomo di nome Albert Einstein ad insegnarci che le cose stavano molto diversamente.

Gli storici contemporanei ci raccontano come anche le 2 grandi guerre in qualche modo abbiano ruotato intorno al termine “Vero” e “Verità”. Anche per questo motivo ritengo una grande conquista per l’uomo quello che scoprì Karl Popper e dimostrò all’umanità e a tutta la comunità scientifica, che per quanto riguarda la scienza e le proposizioni scientifiche non è possibile usare il termine “Vero” e “Verità”, ma che possiamo usare soltanto il termine “falsificabilità“.

Le parole sono importanti, come disse molto bene Nanni Moretti, in una famosa scena di un suo film. Perché esprimono e comunicano il livello e la qualità, la ricchezza o la povertà, l’onestà o la falsità dei nostri pensieri, sia come uomini che come civiltà.