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Siamo arrivati a -6,1% sui consumi nel settore alimentare. Su base annua ad aprile le vendite al dettaglio sono scese del 6,8%. La fonte è l’ISTAT e la notizia l’ho letta sul fattoquotidiano.

La notizia di per se è importante, vorrei porre l’attenzione che ne l’ISTAT ne il fattoquotidiano.it ci mettono in condizioni di capire meglio l’andamento.

L’Istat sempre secondo l’articolo sottolinea che “una tendenza al ribasso così forte non si registrava dal gennaio del 2001, ovvero dall’inizio della serie storica“.

In questo caso andrebbero messi a mio avviso uno o più grafici di confronto. Ad esempio un grafico della tendenza dal 2001, inizio della “serie storica”. E se la serie è così storica andrebbe messo un link ad un articolo o documento riepilogativo.

Ma come scrive Voltaire in “Candido” non siamo nel mondo migliore possibile.

Un altro punto su cui vorrei porre attenzione è relativo al fatto che molto probabilmente la lista di prodotti che vengono tenuti sotto osservazione dall’ISTAT, dal 2001 e cambiata. Questo in genere avviene per mascherare la reale svalutazione. Quando un prodotto scende troppo, in genere viene sostituito con un prodotto meno svalutato.

A mio avviso gli unici indici che andrebbero messi in risalto sono prodotti al consumo in questo caso alimentari e non, presenti sia nel 2001 che oggi. Quindi cose come il prezzo del pane, la pasta (o prezzo medio di 10 produttori più venduti) o dei 3 produttori più venduti. Lo stesso tipo di pasta e lo stesso peso, quindi ad esempio spaghetti al chilo, 1 litro di passata di pomodoro, 1 chilo di formaggio grana, e così via, mettendo in raffronto questi prezzi con il prezzo del petrolio, dell’oro, e altre merci di largo consumo. In modo da togliere l’elemento tossico di questa valutazione cioè la moneta. Questo perché la moneta al contrario di queste tipologie di merci può essere creata dal nulla, stampata su carta e ampliata come base valutaria.

Pertanto valutare il valore di questi prodotti in valuta, ad esempio quanti euro ci sarebbero voluti per comprare 1 chilo di pasta nel 2001 o nel 2012 non ci aiuterebbe più di tanto per capire l’andamento dei prezzi in se. Quello che servirebbe è avere il valore medio di certi stipendi, per zone, e metterlo a confronto con il costo di 1 litro di benzina, di 1 grammo d’oro (non cartaceo), di 1 chilo di pasta e altri beni di consumo, anno per anno. In questo modo avremmo la reale percezione dell’andamento, e della reale perdita, acquisto, o tenuta di potere d’acquisto.